Evita il fallimento con un buon business plan

Di Business Plan se ne parla in lungo e in largo ovunque. Nella più parte dei casi, però, manca una sottolineatura importante, che è quello di cui voglio parlare oggi, ovvero la correlazione (inversa) tra business plan e fallimento.
Sappiamo da tutto quello che abbiamo letto e sentito in giro che il business plan è uno strumento fondamentale per capire chi sei e dove vuoi andare, un po’ come un banco da lavoro per un artigiano, o un negozio per un commerciante.

Che la tua attività sia appena iniziata o che sia già consolidata, devi avere un’idea di business definita: devi sapere chi sei, da dove parti, cosa fai e la direzione.

E il business plan è fatto proprio per aiutarti a focalizzare ogni elemento e, soprattutto, serve a indicare la direzione del tuo business a te e ai tuoi potenziali futuri investitori (se li cerchi).

È uno strumento fondamentale perché senza una direzione è facile perdersi, agitarsi con tanti scopi possibili in mente; senza una rotta diventa naturale veleggiare un po’ qua e un po’ là, sperando che prima o poi arrivi il vento giusto per noi.

Ecco, questo atteggiamento, che a me capita spessissimo, può essere tenuto a bada, con una scelta: di una direzione precisa verso cui andare.

Non per forza una sola, anche più di una direzione è possibile. Ma devi metterle per iscritto, valutare quanto tempo e risorse richiedono; capire se c’è modo di inserire una seconda (o terza) direzione; darti degli obiettivi per ciascuna area, e dei tempi di realizzazione. Tutto questo ti servirà per capire quando sarà ora di smettere, quando dovrai per forza accettare il fallimento di quella tua idea, o quando e come dovrai cambiarla affinché abbia successo.

Scegliere la direzione del tuo business

Sappiamo che senza una direzione, quando navighiamo a vista, è più facile farsi prendere da emozioni, pigrizia e ricordi confusi.

Pensa a quando vuoi tenere traccia delle tue spese personali (ahimè, capita sempre il periodo ‘budget in rosso’ nella vita): devi semplicemente e faticosamente segnarti tutto quello che hai speso, senza scorciatoie, senza dare spazio all’emotività (non faccio shopping quasi mai!) alla pigrizia (dovrò mica segnare anche un banale aperitivo con gli amici?) e alla tua memoria (questa settimana ho pagato il meccanico e l’abbonamento in palestra, non ho speso altro, son sicuro, se no me ne ricorderei)

Perché quando si tratta di pianificazione, di tempo e di soldi, l’emotività darà risalto a ciò che più ti colpisce, in positivo o in negativo, la pigrizia ti farà rimandare piccole o grandi cose senza farti riflettere su quanto siano o meno importanti. E la memoria è infida, una nebbia nella quale si perdono tanti piccoli dettagli che potrebbero rivelarsi fondamentali.

Ora, se stai cercando di capire quanto spendi per vedere se puoi permetterti quella vacanza da sogno, e lo fai un po’ alla carlona, poco male, si tratta pur sempre di un viaggio di piacere, in qualche modo riuscirai a cavartela (alla peggio, ti toccherà rinunciare).

Ma se si tratta della tua azienda, dell’attività che ti permette di mangiare tutti i giorni, di avere un tetto sopra la testa, di mandare a scuola i tuoi figli. Ecco, non puoi permetterti di farlo un tanto al chilo, perché il fallimento comporterebbe ben più gravi problemi.

E se, per tua fortuna, hai chi pensa per te alle tue esigenze primarie, sarai sicuramente più sereno, ma non cambia molto: veder fallire la propria idea di business, il proprio sogno imprenditoriale, è un bruttissimo momento, soprattutto dal punto di vista psicologico, e non lo auguro a nessuno.

Il fallimento è un’opportunità?

Ed infine un ultimo dato: la correlazione statistica inversa tra presenza di un business plan e percentuale di fallimento. Detto in modo semplice, se fai un business plan riduci la probabilità di fallimento della tua impresa.

E il motivo ora ci è ben chiaro: avere una direzione ci permette, in fase iniziale, di capire se la nostra idea può funzionare e, nel seguito, come modificarla per renderla un’idea di business  di successo, e quindi evitare il fallimento.

Ti presento un paio di dati sull’argomento, perchè ci tengo a citare i fatti, i numeri, e non solo le impressioni (la fonte sono i report pubblicati dal Ministero dello Sviluppo Economico, relativi al registro delle startup innovative):

  1. nonostante il numero di start-up aperte nel 2016 continui ad aumentare rispetto agli anni scorsi (6.745 a fine 2016, pari al 31% in più rispetto alle 5.143 di fine 2015), la percentuale di fallimento è ancora molto alta, infatti più della metà delle startup innovative è in perdita di bilancio (57,17%, in aumento dello 0,42% rispetto all’anno precedente);
  2. inoltre la percentuale di aziende tradizionali in perdita è più bassa del 22% rispetto a quella registrata nelle new entry (57,17% delle startup contro il 35,01% delle imprese tradizionali)
  3. la bella notizia è che le startup di successo (quel 42,8% che non  sono in perdita) hanno tassi di redditività molto più elevati delle imprese tradizionali (il Roi delle startup innovative è maggiore del 200% rispetto alle tradizionali), che vuol dire che, a parità di condizioni e capitale investito, le startup creano maggior valore rispetto alle aziende tradizionali.

Ecco perché avere un business plan, e più in generale testare la propria idea di impresa prima di metterla in pratica, ti permette di aumentare notevolmente le tue probabilità di avere successo e di produrre ricchezza, al punto da arrivare a superare anche i concorrenti più tradizionali.

Perciò dacci dentro con la tua idea di business! Descrivila, esplorala, presentala e testala per partire consapevole e centrato sul tuo obiettivo.

E adesso che hai capito l’importanza del business plan, non ti resta che farlo! Come? Semplice:

  1. se vuoi che ti aiuti, scrivimi: da anni aiuto i piccoli artigiani a prepararsi al lancio della loro impresa,
  2. se vuoi fartelo in autonomia, trovi on-line tantissime ottime risorse gratuite, ecco quelle che mi sono piaciute di più:
  • per muovere i primi passi le risorse del business model canvas e l’e-book di Francesca Marano;
  • per avere un’idea della struttura del documento puoi leggere il sempre valido articolo de IlSole24ore;
  • per darti da fare sul serio invece puoi usare come canovaccio la guida pubblicata da PricewaterhouseCoopers  e Aifi (Associazione italiana del private equity e venture capital).

Buon lavoro!

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